Ascoltando la
Nona di Beethoven con uno stereo potentissimo oppure con un
modesto player come il mio, c’è sempre qualcosa che
manca….puoi mettere la Nona durante una serata in
discoteca….nessuno si metterà a ballare. In India la gente ci
passerebbe accanto annoiata e in un cantiere, tra rumori di
catene e betoniere…., nessuno ci sentirebbe qualcosa. Avete
indovinato cosa manca? La
batteria.
Tutti se ne
rendono conto ma il coraggio di prendere le bacchette e
batterle per 80 minuti l’ha avuto solo Massimo Aiello
batterista free-lance e insegnante di musica.Massimo Aiello è
italiano e suona da quando aveva dieci anni. Ha avuto
insegnanti come Tullio de Piscopo e Enrico Lucchini. Gli piace
studiare e migliorarsi: non siamo nel Rock’n’Roll ma ciò è
meritevole di rispetto e ha suonato con 80 gruppi italiani e
stranieri e in 40 stili diversi. Ed ecco che nel 2001 ha
inciso Tribute to Beethoven-Drum in the Symphony no.9 per
Azzurra Music. Con un arrangiamento per batteria della Nona di
Beethoven.
Considerando
che da piccoli crescevamo con Beethoven - un pezzetto di
sinfonia, un sample da Windows XP, un’interpretazione in stile
rock’n’roll – da un punto di vista classico, si può associare
solo alla caduta del direttore d’orchestra: ma non possiamo
ignorare questo disco.
Che cosa c’è
in questo disco? Se è vero che è bene annaffiare le piante
travasandole….i fiori sono idee che crescono nel vaso
dell’arrangiamento. Con le melodie al loro posto, Massimo ha
sudato per suonare senza dominare – sottolineare senza
cancellare….e così i fiori di Beethoven continuano a fiorire
con petali rossi. Pam –Ru-pa-pa. Ra-pa-pa-pa, Ra-pa-pa-pa.
Riconosci il 28° minuto?
Trapianta.
Incidi in modo attuale, aggiungici un suono “umido da garage”
oppure un minimo di strumentazione di strumenti a tasti o
strani, oppure un testo perfetto oppure un tranquillo dub.
Bene che non ci sia nulla di tutto ciò. Hey Fatboy, Junky,….?
Dai nutrimento
ai fiori. Ed ora, quando c’è silenzio, si sentono flauti e
bassi bum bum. Per chi non ha senso del ritmo c’è il tema
principale. Massimo scandisce il tempo perfettamente, non
suona una nota in eccesso o in meno, sia che suoni tanto o
poco. Misura e gusto si sentono anche durante il buio totale,
che dico?, durante il silenzio. L’”Inno alla Gioia”, nei punti
dove gli strumenti, (ehmm) le chitarre, le tastiere distorte e
i tamburi tacciono e si sente solo il coro, riceve un nuovo
respiro percussivo, si vede che i denti sono stati ripuliti,
non odorano più, anzi c’è qualcosa di fresco. Poi al 22°
minuto e mezzo, quarto movimento, movement, come indicato nel
disco, si sente un pieno, libero, probabilmente improvvisato,
assolo di Massimo. Si capisce con quanta forza l’aveva
trattenuto fino ad allora. Poi segue una potente e breve
risoluzione finale ed è tutto, il disco finisce.
Era tanto che
non avevamo tra le mani un disco da “frugare” ascoltandolo al
millimetro, distinguendone i minuti e la durata dei pezzi
musicali. Idea interessante, direzione giusta, allegro il
design inglese in musica, non si può avere solo la forza di
premere sui tasti, bisogna anche considerare altre cose. Io la
vedo così: con un orecchio, un occhio, una mano suonare e con
gli altri (orecchio, occhio e mano) ricordare.
Io affiderei
ad occhi chiusi mio figlio batterista a Massimo….che tra
l’atro è pure insegnante di batteria.
In verità
qualcuno dallo stile accademico ha consigliato di buttare
questo disco….ma noi la pensiamo diversamente.
Vladimir Shakhov
Батон.
massimoaiello.com
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