Italy
-
Full Moon 89
- 01/07/04
Massimo Aiello
Tribute to Beethoven: Drum in the Symphony no. 9
Azzurra Musik
Un batterista italiano fa un
esperimento con una sinfonia vecchia di 180 anni e il risultato è migliore di
quanto voi potreste pensare. Come batterista, spesso io mi ritrovo a battere il
tempo quando sto ascoltando della musica priva di batteria e percussioni. Non
perché ci sia qualcosa di sbagliato nella musica priva di batteria, ma solo
perché io amo fare esperimenti e immaginare come potrei suonare con una
batteria. Il batterista italiano Massimo Aiello ha sviluppato un po’ di più
questa idea registrando se stesso mentre suona la batteria durante la famosa
Nona sinfonia di Beethoven. La conoscete, quella con la meravigliosa melodia -
“Ode alla Gioia” - quella che il cattivo individuo canticchia in “Duro a
morire”. Senza ricordare gli innumerevoli altri film nei quali è stata usata.
Ora, immagino che alcuni puristi
abbiano grandi problemi con uno che registra la batteria sopra un pezzo classico
in questo modo, così lasciatemi dire solo questo: se voi amate la musica
classica e pensate che essa debba essere suonata solo come il compositore l’ha
scritta, allora state lontani da questa registrazione. Se, invece, voi amate la
musica classica e non vi dispiace se si fanno esperimenti con essa, potrebbe
valere la pena di fare una verifica.
Aiello ha suonato una
registrazione della Nona sinfonia di Beethoven fatta dall’Orchestra della Radio
slovacca (con il loro permesso, io spero) e ha registrato la sua batteria sopra
di essa. Piuttosto che suonare semplicemente dei ritmi, egli usa la sua batteria
e i suoi piatti come un’orchestra in se stessa, facendo un elogio - più che una
sopraffazione – nei confronti della sinfonia. La batteria nel missaggio è più
debole di quanto ci si potrebbe aspettare, perfino forse troppo debole talvolta.
In alcune delle parti più forti, l’orchestra fa quasi sparire la batteria.
Veramente non è un problema e io penso che questo dica a proposito del senso
della dinamica di Massimo Aiello più che qualsiasi altra cosa.
Durante i 71 minuti del disco il
suono della batteria è quasi tendente al jazz, questo ha un effetto veramente
interessante sul suono complessivo. Inoltre c’è un lavoro gradevole dei piatti
nelle parti calme e talvolta un stile altisonante dei tom-tom nei pezzi più
forti. C’è un breve pezzo di batteria come introduzione al terzo movimento e un
a-solo più lungo verso la fine del quarto movimento, che, di nuovo, non disturba
il capolavoro di Beethoven, ma quasi fa un elogio nei suoi confronti. Come dice
il titolo, è un Tributo. E funziona, grazie alla melodica batteria di Massimo
Aiello.
Copyright © 2004 Kentil'zha (kentilzha@fuzzlogic.com)
|