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    FRANCO SILVESTRIN - Monselice (PD) - Italy (francosilvestrin@tiscali.it)

Critico italiano musicale, cinematografico e d'arte varia, musicista  

 

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L’approccio ai classici è sempre un terreno di confronto impervio: per l’ascoltatore,
la cui funzione di ricezione (fruizione) emotivo-razionale deve resistere
agli assalti dell’autorità espressa dal modello (autore); per l’esecutore,
spesso costretto (imbrigliato) nella dicotomia personalizzazione/adesione
pedissequa all’impronta stilistica di riferimento. E per classica si intenda
l’esperienza di coloro che hanno dato alla musica strumenti e stili indelebili,
traccia di riferimento immobile nel divenire delle opere e dei repertori.

E ciò a prescindere dalle tipologie musicali e dall’arroccamento inevitabilmente
provocato dal ricorso culturale ai generi. Quando il modello si allontana
lungo l’asse temporale o quando sale ai vertici della rappresentatività
artistica (“non si tocchi il mostro sacro”), l’area di intervento creativo-divergente
si vede inesorabilmente costretta nelle maglie della nuova “pruderie” (quella
scritta, ad esempio, sull’epigrafe del jazz moderno) e l’operatore musicale
finisce per soffrire la spiacevole sensazione di muoversi in campo minato.

Quella di Aiello non è una revisione, né una rivisitazione (l’epiteto potrebbe
e dovrebbe indisporre l’ascoltatore); non un braccio di ferro con un autore
che intimorisce ed affascina nel contempo, né una facile corsa nel solco
già tracciato da mano autorevole e, quindi, rassicurante e garanzia di successo
e di liceità. Non un approccio di “delirante” autoesaltazione del “faber
musicus”, e neppure l’adesione ad una strategia comunicativa conveniente
o, per contro, ingenua e di poco momento.

Musicista autentico perché serio e improntato ad un raro (purtroppo) rispetto
della Musica, Massimo Aiello propone in punta di piedi, ma con la serenità
di una lunga meditazione sul profondo significato del proprio agire musicale,
un gesto creativo indipendente e maturo, consapevole della propria dignità
artistica e della propria motivazione, come ormai accade di rado riconoscere
nella produzione contemporanea. C’è nella sua lettura ritmica (ma il termine
non è autosufficiente), a volte energica e gridata, a volte trasparente,
quasi per non rubare la scena al Maestro o per non turbare la quiete perfetta
dell’assunto, il segno riconoscibile di un progetto originale di musica,
spalancato su una dimensione che dovremmo chiamare jazz, qualora fossimo
in grado di delinearne distintamente i confini.

All’ascoltatore il piacere di addentrarsi in questo terreno musicale, partecipando
alle sollecitazioni eidoacustiche che nascono ad ogni misura e lasciandosi
trasportare da una nuova e sensibile qualità  ritmica che, abbracciandone
le voci, si fa prendere per mano da una Sinfonia di rara perfezione: quella
che, non a caso, ha sancito la riconciliazione del suo Autore con l’esistenza.
 


Franco Silvestrin

 Critico italiano musicale, cinematografico e d'arte varia, musicista

francosilvestrin@tiscali.it