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TEMPI DURI - Italia

 

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INTERVISTA CON MASSIMO AIELLO


In questa sede cercheremo di approfondire il lavoro svolto dal batterista napoletano nel suo tributo alla musica di Ludwig Van Beethoven. Allora caro Massimo vuoi spiegare ai nostri visitatori come mai un batterista come te darebbe alle stampe un disco atipico come il tuo tributo ad un grande maestro della musica sinfonica?
Per me, oltre che un piacere, è stata un’esigenza di studio personale…. Attraverso la musica classica (ma non solo) s’impara a cogliere, più che in altri generi, molteplici sfaccettature che riguardano: la suddivisione ritmica della melodia, il suonare in maniera precisa su un andamento ritmico, soprattutto, ma anche melodico ed armonico e seguire dinamiche molto differenti tra loro. Questo modo di suonare lo strumento (forse un po’ impropriamente, ma non proprio), aiuta in maniera unica a recepire, poi, tutta la musica e a suonare bene “dentro” ad essa. Comunque è sostanzialmente un Tributo a Beethoven sia come musicista sia come uomo. La sua storia, con tutti i pregi e difetti, mi ha sempre affascinato fin da bambino.

Io so che tu hai avuto moltissime collaborazioni per quanto riguarda la tua carriera tra le quali spicca senza dubbio quella con Ricky Gianko, qual’è il percorso che poi ti ha portato a fare un disco come questo?
Io amo la musica classica (in special modo la Nona Sinfonia di Beethoven) e fin da piccolo avrei voluto entrarvici con la batteria, ma non sapevo proprio come…. Dal 1977 l’ho ascoltata quasi quotidianamente e poi nel 1987 sono riuscito a realizzare lo spettacolo completo in pubbico e questi, eterogeneo, ha avuto una reazione più che positiva. Poi col tempo ho perfezionato l’inserimento delle parti di batteria e, quindi, nel 2001 ho trovato un discografico che ha creduto nel mio progetto (Marco Rossi dell’Azzurra Music di Verona). Posso aggiungere che nel corso del tempo ho cercato (e spero di esserci riuscito) di non cadere nello scontato, cioè sovrastare la musica con la batteria creando solo un momento di show improntato principalmente su me e dunque fine a stesso, ma di creare una vera e propria “aggregazione” della batteria, che comunque resta una vera e propria “intrusione”.




Essendo un batterista dell’entourage napoletano puoi descriverci la scena napoletana attuale e chi secondo te merita attenzione?
Bhè, io vivo al nord Italia da molti anni, ma cerco sempre di essere un buon “osservatore” delle cose che ci girano intorno…. Napoli ha da sempre ottimi musicisti, ma la cosa che non mi piace è che vari di questi (quelli che potevano tenere alta la musica) si sono dati ai compromessi, un po’ nel commerciale e un po’ di adagiamento sugli allori….

Appartieni per caso alla scuola di batteristi di Tullio De Piscopo?
Si, ho frequentato tutto il suo corso a Milano nei primi anni ottanta, quando lui era molto in linea con la musica….ed ho imparato (e soprattutto dovuto “rubare”) varie cose. Ma penso che ciò che arricchisce veramente è il confronto umile (non servile….spesso si interpreta male questo termine) con il mondo della musica e imparare a confrontarsi apertamente e cogliere e condividere sempre spunti con tutti i tipi di musicisti e artisti anche al di fuori della musica, nel caso e comunque che queste informazioni non arrivino dai propri insegnanti come quasi sempre accade….e allora si è costretti a “rubarle”….

Devo però dire che l’insegnante che mi ha fatto capire le cose più importanti e con il quale mi trovo in linea è stato Enrico Lucchini (considerato da tutti il Maestro dei Maestri) e che, non ho mai capito perché (poi ho capito bene) non venisse nominato o, peggio, venisse “nascosto” dai più…. Ha lasciato un vuoto incolmabile in Italia!




Debbo farti i miei complimenti per il tuo lavoro svolto nel tributo a Beethoven che trovo assolutamente rispettoso e quasi timoroso nell’affrontare questa impresa perché di questo si è trattato non trovi?
Ti ringrazio! Non avrei potuto fare altrimenti vista l’opera nella quale mi sono imbattuto! Mi dico sempre tuttora: inserendo questa o quella parte di batteria, come rovino meglio la Nona?

In che modo hai impostato la tua batteria? Ti faccio questa domanda perché ascoltando il disco ho avuto l’impressione che tu hai suonato più come un percussionista da orchestra sinfonica più che come un batterista vero è proprio o sbaglio?
Dici abbastanza bene, anzi mi fa piacere che hai colto questa cosa sottile. Suonando la batteria nella Nona ho cercato di rispettare dei canoni di questo strumento stando attento alla scelta dei ritmi ecc., che rientrassero nello standard; ma ho voluto lasciare una parte all’improvvisazione che non dovesse essere propriamente stile jazz (è sempre preferibile lasciarla fare ai grandi batteristi), ma stile, diciamo pure così, “classic - jazz”. Non so se ho reso l’idea, ma è ciò che tento di fare cercando di seguire l’andamento ritmico-armonico-melodico, ecc. con le “armi” che ho a disposizione. Cercando sempre di non sovrastare l’orchestra e cogliendo (specie con i piatti) quelli che io chiamo “curve”, “aloni” ecc. ed i colori della musica. Ci tengo a sottolineare che non è mai stato un lavoro a “tavolino” ma più istintivo (sempre col dovuto controllo) attraverso appunto le “armi” a disposizione.




Ci darai la possibilità di ascoltarti come batterista diciamo così normale quali sono le cose a cui stai lavorando ?
Ho avuto e anche mi sono creato delle opportunità più “normali” sia con nomi conosciuti come Ricky Gianco, al quale accennavi tu prima, ma anche con Aldo Tagliapietra leader de “Le Orme”, ecc. ma anche con decine e decine di gruppi poco conosciuti con i quali ho collaborato a concerti, dischi, demo, ecc. sempre con lo stesso spirito professionale. Attualmente sto lavorando ad un progetto discografico di “Mediterranean Jazz-Latin” (nel quale ho registrato in studi anche il basso elettrico, per motivi di “irreperibilità” di bassisti adeguati….); ho appena finito di registrare con un gruppo un CD di Canzoni D’Autore e altro…. Vi invito, a questo punto, a visitare il mio sito www.massimoaiello.com per saperne di più su passato, presente e futuro.

Come batterista chi sono i musicisti che più ti hanno influenzato ?
Allora….sarebbero centinaia…. Te ne elenco un po’ per il motivo che ti dirò alla fine della risposta…. Tra i batteristi più significativi per me ci sono: Elvin Jones, Tony Williams, Steve Gadd, Omar Hakim, Alex Acuna, Peter Erskine, Kenny Clarke (ecco: il mio insegnante Enrico Lucchini, per esempio, ha insegnato negli anni ’70 assieme a Kenny Clarke nella sua scuola di Parigi), Jack De Jonhette, Tommy Aldrige, Phil Collins, Ricky Lawson e svariati altri. Tra i percussionisti: Trilok Gurtu, Mino Cinelu, Airto Moreira, Manolo Badrena, Tito Puente, Don Alias, questi tra alcuni dei più famosi, ma molti altri anche meno famosi. Musicisti classici: Beethoven, Stravinsky, Mozart, Chopin e altri gradi della classica e loro interpreti da Arturo Benedetti Michelangeli, Rubinstein, Rostropovich, Pollini, Askenasi, Maria Callas, Caruso; direttori come Arturo Toscanini, Karajan, Abbado, Daniel Oren e altri. Poi ancora: Miles Davis, John Coltrane, Archie Shepp, Pastorius, Pino Daniele (vecchi dischi), Zawinul, Shorter, McLaughlin, Hanchok e tanti altri come: gruppi storici dei Weather Report, Jehtro Tull, Steps Haed, Deep Purple, Led Zeppelin, Pink Floyd, ecc., ecc., ecc., ecc….. Ne ho voluto elencare tanti che mi hanno influenzato e che mi influenzano tuttora per poter buttare fuori un po’ del “traffico” e della “buona confusione” che ho in testa quando suono (e anche quando non suono….).

Visto che tu hai fatto un tributo ad un artista come Beethoven cosa pensi di un genere come l’heavy metal che si fonde spessissimo con la musica classica?
In passato sono state fatte delle cose belle e penso che si dovrebbe continuare ma senza restare aggrappati al solito modo di comporre. Bisogna uscire dai soliti canoni, usurati, armonici e compositivi in genere…. Se ne otterrebbero delle diverse e buone idee. Non sono d’accordo che, alla mancanza di idee e di intraprendenza, si risponda con un “ma è il genere che è così”; penso che se avessero fatto così per esempio con la musica classica o col jazz, si sarebbe impantanato tutto. Così è per gli altri generi di musica, solo che spesso questi diventano dei surrogati che si ripetono continuamente perché manca la ricerca….eppure le menti qualche volta ci sono ma non si lasciano andare all’esplorazione, restando alle solite poche conoscenze e spunti, individuali e/o gruppo….penso che ci si dovrebbe esporre di più. Questo lo do per scontato per tutti i generi e gli artisti.

Come mai hai lavorato su basi registrate non era forse meglio fare un lavoro del genere ex novo e soprattutto qual è stato il motivo per cui hai scelto la registrazione eseguita dall’orchestra sinfonica Slovacca?
Magari! Sarebbe stato anche più facile con il maestro davanti….ma ti lascio immaginare i costi e allora mi sono dovuto, diciamo così, arrangiare come quando la eseguo dal vivo e cioè su base registrata. La scelta dell’orchestra è stata per forza quella perché era un disco interamente prodotto da Azzurra Music e così mi è stato messo a disposizione senza costi. Ma sono molto contento perché è un’esecuzione, a mio parere, eccellente e diretta da un ottimo maestro quale Walter Attanasi e si sente…. Comunque mi piacerebbe molto farla dal vivo con orchestra e coro. Ci sarebbe già l’orchestra, il coro e soprattutto il maestro (tral’altro uno tra i primi migliori maestri giovani, 37 anni, a livello internazionale) in Ungheria che credono e approverebbero questo progetto….ma non ci sono fondi a sufficienza. Chissà magari un giorno….




Pensi di fare altri dischi di questo genere tributando altri grandi maestri che Mozart o Chopin per esempio oppure questo tributo a Beethoven rimarrà un episodio estemporaneo?
Ho altri progetti: da molti anni ho in mente la Sagra di Primavera di Igor Stravinsky (che ne ho già eseguito più volte in pubblico il finale, tra le quali anche quando suonavo in un concerto con Aldo Tagliapietra che mi ha lasciato uno spazio perché anche a lui piaceva molto la mia interpretazione), ma l’Azzurra Music non possiede il disco di quest’opera e chiederlo ad altre etichette (ce l’hanno solo le grosse, credo) costerebbe troppo, ma anche qui non dispero….non si sa mai, magari con un’altra etichetta…. Poi ho in mente la Quinta di Beethoven che la inserirei in un CD con la Sagra di Primavera, che insieme rappresentano un periodo storico dell’evoluzione della musica….e poi vi sarebbero altre opere dove si potrebbe inserire la batteria (perché non su tutte secondo me ci può stare bene….). Spero che non resti un episodio isolato.

Bene siamo giunti al termine di questa intervista cosa vuoi dire ai nostri visitatori ?
Intano li voglio ringraziare e li invito all’ascolto del Tribute to Beethoven (e di altri miei CD) e spero di ricevere via E-mail le loro preziose critiche, di qualunque genere esse siano. Spero poi di essere stato esaustivo, non polemico e non prolisso. E’ la mia prima vera intervista e per questo ringrazio te Stefano del piacere e dell’opportunità che mi hai dato. Voglio aggiungere, pensandoci bene, che tutti noi viviamo una sorta di intervista tutti i giorni ed è questa la sensazione che ho avuto qui, cioè è stato semplice e spontaneo rilasciare questi pensieri perché, se non in questa veste, li rilasco quasi tutti i giorni agli appassionati di musica, agli allievi (anche se non amo chiamarli così, perché presumerebbe il fatto che io sia un maestro e non mi sento tale!) e alle persone in genere…. Grazie a tutti! Ciao!

Ok ciao e alla prossima!!!


Stefano Bonelli